Una delle grandi domande sollevate dal report riguarda se la necessità di controllare, correggere e validare il lavoro generato dall’IA stia semplicemente redistribuendo il carico di lavoro dei team, invece di alleggerirlo. Nel report lo definiamo “verification tax”, ovvero il “costo fella verifica”.
La nostra ricerca mostra che il 42% dei lavoratori dedica più tempo a verificare gli output dell’IA di quanto ne risparmi usandola, e che il 52% corregge regolarmente il lavoro generato dall’AI dai colleghi. Ma secondo Jobin potremmo già trovarci su una curva discendente, mentre i fornitori di soluzioni e le aziende cercano modi per eliminare il “costo della verifica”.
«Molte aziende che hanno cercato di adottare l’IA lo hanno fatto nella parte iniziale del Software Development Life Cycle (SDLC), cioè soprattutto nella fase di coding», spiega Jobin. «Di conseguenza, le persone passano tempo a verificare il codice scritto. Ma vedremo ridursi il costo di verifica, perché molte piattaforme (che si tratti di Atlassian, GitLab o Datadog) stanno integrando l’IA anche nell’altra parte del ciclo, cioè nelle fasi di test, build e rilascio, per semplificarle. Continueranno comunque a richiedere supervisione umana e competenze specialistiche, ma con meno lavoro manuale rispetto a prima».
Le aziende sono consapevoli del carico trasferito ai team e stanno iniziando a rivedere il proprio SDLC alla luce di tale cambiamento. «Molte ricerche mostrano che l’IA amplifica ciò che la tua azienda sta già facendo», afferma Jobin. «Quindi, se stai facendo le cose nel modo sbagliato, con il coinvolgimento degli strumenti di IA questi problemi diventeranno ancora più grandi. Le organizzazioni più avanzate stanno prima di tutto mettendo a posto le basi, che si tratti di dati, infrastruttura o implementazione di processi DevOps. In questo modo avranno le fondamenta giuste per fare quel salto con tutte le funzionalità abilitate dall’IA che questi fornitori stanno introducendo».