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IA e collaborazione: da semplice strumento a vero alleato
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IA e collaborazione: da semplice strumento a vero alleato

The Adaptavist Group
The Adaptavist Group
Pubblicato il 14 luglio 2026
Ultimo aggiornamento il 23 luglio 2026
11 min di lettura
Due persone sedute alla scrivania mentre lavorano
The Adaptavist Group
The Adaptavist Group
Pubblicato il 14 luglio 2026
Ultimo aggiornamento il 23 luglio 2026
11 min di lettura
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L’impatto dell’IA sul lavoro: che fine fa il lato umano?
Una sfida di equilibrio per la leadership
IA e business: come generare risultati concreti
Addio al "costo della verifica"
Amplificare l’impatto umano
Mettere le persone al centro, sempre
Aggiornare o riqualificare le competenze?
Un solo team: persone e agenti IA lavorando insieme
From human vs. machine to co-working

Collaborazione e non competizione: scopri come trovare il giusto equilibrio

L’AI sta trasformando il lavoro, ma qual è l'impatto sulle persone? Quali sono gli effetti dell’IA e come aiutare i team a sfruttarne tutto il potenziale? Leggi il blog.

Introduzione

L’ultima ricerca di Adaptavist, Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA (in inglese), offre una lettura sfumata e per certi versi paradossale di come le persone vivono davvero l’uso dell’IA sul lavoro. Mostra che l’IA non si limita a trasformare il lavoro, ma sta ridefinendo il modo in cui viene vissuto all’interno delle organizzazioni.
Sì, l’IA è ampiamente adottata e, nella maggior parte dei casi, apprezzata per l’aumento di efficienza che offre. Ma i dati mostrano anche una crescente stanchezza e un sempre più diffuso senso di disconnessione dal lavoro.
In questa serie di blog approfondiamo più nel dettaglio i risultati emersi. Abbiamo già condiviso una panoramica di ciò che rivela il report e ci siamo concentrati sulle sfide che le aziende stanno affrontando. Qui vogliamo offrirti una prospettiva concreta, sul campo. Per questo abbiamo chiesto a Jobin Kuruvilla, Field CTO di Adaptavist, di aiutarci a capire come queste sfide si manifestano nella realtà organizzativa.

L’impatto dell’IA sul lavoro: che fine fa il lato umano?

Secondo la nostra ricerca, i knowledge worker si chiedono se il “lato umano” del loro lavoro sia stato sacrificato in nome della comodità e dell’efficienza. Dal nostro sondaggio emerge che quasi due terzi (65%) dei knowledge worker provano regolarmente nostalgia per com’era il lavoro prima della diffusione su larga scala dell’IA.
«Le persone vogliono sentirsi importanti», afferma Jobin. «C’è la sensazione che “se tutti possono fare le stesse cose, allora io non sono più importante”. Il vibe coding ne è un ottimo esempio. Anche nella nostra azienda, spesso sono proprio le persone più competenti a mostrare esitazione verso l’IA e a provare nostalgia per il passato. Negli anni scorsi tutti facevano affidamento su di loro per trovare qualcosa di brillante. Ora percepiscono che, grazie all’IA, chiunque possa arrivare da solo a qualcosa di brillante. Forse non è la realtà, ma è così che molte persone sentono».
Jobin afferma che questo sentimento si manifesta in diversi modi evidenti, tra cui una maggiore pressione su tutti nel dover dimostrare il proprio valore creativo. «E le persone hanno paura di esporre le proprie idee, perché l’IA potrebbe iniziare a usarle. Così si sta creando una certa resistenza».

Una sfida di equilibrio per la leadership

Le organizzazioni devono rassicurare i dipendenti sul fatto che l’IA non li sostituirà, continuando al tempo stesso a implementare e ottimizzare gli strumenti di IA dove sono più necessari. Secondo Jobin, è proprio nella creatività che le persone possono dimostrare il proprio valore e, in effetti, l’IA non sostituirà del tutto gli esseri umani.
"Il problema che stiamo osservando è che tutto si assomiglia ed è così monotono, perché è stato creato con gli stessi strumenti di IA. Abbiamo bisogno di persone capaci di creare in modo diverso. Ciò che è diverso si distingue dalla concorrenza, e la creatività umana è fondamentale.”
Jobin afferma che è evidente come tutti stiano ancora cercando di capire l’IA. «La maggior parte dei clienti con cui lavoriamo, soprattutto i più grandi, sta investendo milioni nell’IA. Ma poi cosa fanno con tutte le loro persone? Queste conversazioni sono in corso e, di conseguenza, i dipendenti sono preoccupati per la propria sicurezza sul posto di lavoro. È esattamente ciò che emerge dalla nostra ricerca".
Jobin afferma: “per i dirigenti è una questione di equilibrio: naturalmente vuoi preservare la tua forza lavoro umana, ma allo stesso tempo stai investendo tutte queste risorse in iniziative di IA, spesso su mandato del consiglio di amministrazione. Non sempre puoi avere entrambe le cose. Ecco perché è così importante avere basi solide. Non si tratta solo di andare più veloce: bisogna generare valore più rapidamente e dimostrare concretamente il ROI"
Jobin Kuruvilla, Adaptavist Field CTO

IA e business: come generare risultati concreti

«L’IA non può essere ignorata: entrerà a far parte dei nostri processi quotidiani e della nostra vita di tutti i giorni. Capire dove può essere utilizzata in modo efficace è estremamente importante.
Quindi dobbiamo mantenere una mente aperta, ma allo stesso tempo essere consapevoli del fatto che non sta davvero sostituendo ciò che fanno le persone: sta sostituendo alcuni aspetti dei nostri flussi di lavoro. E ricordiamolo: un’IA implementata correttamente significa un team di persone e agenti IA che collaborano per raggiungere risultati di business.»

Addio al "costo della verifica"

Una delle grandi domande sollevate dal report riguarda se la necessità di controllare, correggere e validare il lavoro generato dall’IA stia semplicemente redistribuendo il carico di lavoro dei team, invece di alleggerirlo. Nel report lo definiamo “verification tax”, ovvero il “costo fella verifica”.
La nostra ricerca mostra che il 42% dei lavoratori dedica più tempo a verificare gli output dell’IA di quanto ne risparmi usandola, e che il 52% corregge regolarmente il lavoro generato dall’AI dai colleghi. Ma secondo Jobin potremmo già trovarci su una curva discendente, mentre i fornitori di soluzioni e le aziende cercano modi per eliminare il “costo della verifica”.
«Molte aziende che hanno cercato di adottare l’IA lo hanno fatto nella parte iniziale del Software Development Life Cycle (SDLC), cioè soprattutto nella fase di coding», spiega Jobin. «Di conseguenza, le persone passano tempo a verificare il codice scritto. Ma vedremo ridursi il costo di verifica, perché molte piattaforme (che si tratti di Atlassian, GitLab o Datadog) stanno integrando l’IA anche nell’altra parte del ciclo, cioè nelle fasi di test, build e rilascio, per semplificarle. Continueranno comunque a richiedere supervisione umana e competenze specialistiche, ma con meno lavoro manuale rispetto a prima».
Le aziende sono consapevoli del carico trasferito ai team e stanno iniziando a rivedere il proprio SDLC alla luce di tale cambiamento. «Molte ricerche mostrano che l’IA amplifica ciò che la tua azienda sta già facendo», afferma Jobin. «Quindi, se stai facendo le cose nel modo sbagliato, con il coinvolgimento degli strumenti di IA questi problemi diventeranno ancora più grandi. Le organizzazioni più avanzate stanno prima di tutto mettendo a posto le basi, che si tratti di dati, infrastruttura o implementazione di processi DevOps. In questo modo avranno le fondamenta giuste per fare quel salto con tutte le funzionalità abilitate dall’IA che questi fornitori stanno introducendo».

Amplificare l’impatto umano

Sta emergendo una nuova dinamica culturale sul posto di lavoro: il fenomeno “uomo contro macchina”. È il contesto in cui le persone sentono che velocità, volume e qualità del proprio lavoro vengano costantemente confrontati con quelli dell’IA. Poiché il 50% dei lavoratori coinvolti nella nostra ricerca dichiara di sentirsi così, sempre più persone ricorrono all’IA per stare al passo con il carico di lavoro, temendo che i loro giorni siano contati.
Una grande sfida per i nostri clienti è andare oltre una mentalità “uomo contro macchina”, cosa non semplice quando si confrontano i dati di output su una dashboard. «Ovviamente non puoi competere con le macchine: loro non dormono!», dice Jobin. Le organizzazioni devono riflettere su come amplificare l’impatto che le persone hanno nello sviluppo del software.
Aggiunge anche che ci troviamo in una fase di transizione in cui le persone fanno così tanto vibe coding da perdere l’equilibrio tra vita privata e lavoro. E questo uso così intenso dell’IA non è sostenibile. «Alcune ricerche mostrano già che, alla lunga, chi produce molto con l’AI rallenta e raggiunge un punto di stallo». E, proprio come il codice scritto in modo tradizionale, anche questo richiede comunque un approccio human-in-the-loop per essere portato in produzione: è proprio qui che oggi si sta creando lo squilibrio.

Jobin Kuruvilla, Adaptavist Field CTO

Un approccio human-first all’IA

«In Adaptavist crediamo in un approccio human-first: la trasformazione culturale deve avvenire perché tutto il resto possa funzionare. E ciò che è interessante è che stiamo vedendo anche tutti i fornitori di strumenti di IA cambiare la narrativa da AI-first a human-first», afferma Jobin. «Si tratta di far lavorare insieme IA e persone, non di metterle in competizione tra loro»
«Tieni presente che l’IA non è economica. Spesso vediamo organizzazioni automatizzare attività con agenti IA anche quando basterebbe l’automazione tradizionale. Per questo è importante che le aziende si chiedano: stiamo davvero potenziando le nostre capacità oppure stiamo semplicemente spendendo in IA tanto per farlo? È proprio qui che aziende come Adaptavist possono fare la differenza. Possiamo analizzare insieme persone e flussi di lavoro per capire dove l’IA genera il maggior valore. Mentre molti solution provider si concentrano sulla tecnologia IA, Adaptavist si focalizza su sistemi, workflow, conoscenza, governance e modalità operative che determinano se l’IA riesce davvero a produrre risultati di business significativi»

Aggiornare o riqualificare le competenze?

Comprensibilmente, le persone sono alla ricerca di soluzioni: modi per alleviare la paura di diventare obsolete, gestire il peso del “costo di verifica” o persino tornare ai tempi precedenti all’IA. Il 33% dei knowledge worker afferma di stare valutando un cambio di settore per sfuggire all’ombra dell’IA, e quasi tre quarti (74%) stanno acquisendo attivamente nuove competenze per restare rilevanti.
Ma cosa farà davvero la differenza nel determinare da che parte della barricata finiranno le persone? Secondo Jobin, molto dipende dall’upskilling e dall’enablement. «Alcune persone stanno già aggiornando le proprie competenze, ed è un ottimo segnale, perché più si conosce la tecnologia, più si capisce cosa può essere fatto realisticamente. E spesso questo porta alla consapevolezza che le proprie paure non sono fondate sulla realtà»
«Questo vale anche per i dirigenti: molti leader non comprendono ancora davvero il potenziale dell’IA oppure lo sopravvalutano, e così finiscono per prendere decisioni inconsapevoli, dettate da una conoscenza limitata. Questo genera molta preoccupazione. Ma quando le persone comprendono il reale potenziale dell’IA e come utilizzarla per generare valore per il business, capiscono anche che servono le persone per ottenere quel risultato, e la paura di diventare obsolete finirà gradualmente per svanire»

Un solo team: persone e agenti IA lavorando insieme

È chiaro che leader e organizzazioni devono affrontare sfide importanti per cogliere davvero i benefici della trasformazione guidata dall’IA. I dipendenti cercano chiarezza, supporto e fiducia rispetto al proprio futuro. Le organizzazioni che sapranno offrire questi elementi riusciranno a generare molto più valore dall’IA rispetto a quelle concentrate esclusivamente sull’implementazione della tecnologia, mentre i leader avanzano con cautela verso la prossima fase dell’adozione dell’IA.
immagine del report Understanding the human cost of AI transformation 2026

Da strumento a alleato: coinvolgi i tuoi team nell’adozione dell’IA

Approfondisci il report completo di ricerca per scoprire altri punti chiave e approfondimenti dagli esperti di Atlassian, monday.com, Tempo e Rewind.

Da strumento a alleato: promuovere una collaborazione efficace con l’IA - domande frequenti

Il termine “costo di verifica” nel nostro studio “Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall'IA“ si riferisce al tempo che i lavoratori dedicano a controllare, correggere e convalidare il lavoro generato dall'IA, spesso superando il tempo che l'IA permette di risparmiare.


La nostra ricerca, “Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA”, ha rivelato che il 65% dei knowledge worker si sente nostalgico perché l'intelligenza artificiale ha diluito il senso di competenza individuale e di valore creativo che un tempo distingueva i lavoratori qualificati.


Gli spunti dal nostro report, “Capire il costo umano della trasformazione guidata dall’IA”, evidenziano che i leader devono rassicurare i dipendenti sul fatto che l'IA non li sostituirà, individuare dove l'IA aggiunge realmente valore e costruire solide fondamenta per dimostrare il ritorno sull'investimento.
La nostra ricerca, “Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA”, condivide approfondimenti da parte dei knowledge worker e leader del settore che indicano che la formazione proattiva è fondamentale per superare questa paura e comprendere le reali capacità dell'IA aiuta i dipendenti e i leader a prendere decisioni informate e riduce il panico dettato dalla paura.

Collaborazione e non competizione: scopri come trovare il giusto equilibrio

Scritto da
The Adaptavist Group
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