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Come costruire una cultura dell’IA inclusiva e multigenerazionale
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Come costruire una cultura dell’IA inclusiva e multigenerazionale

Neal Riley
Neal Riley
Pubblicato il 11 agosto 2026
Ultimo aggiornamento il 10 agosto 2026
12 min di lettura
Due persone guardando lo schermo di un computer in ufficio
Neal Riley
Neal Riley
Pubblicato il 11 agosto 2026
Ultimo aggiornamento il 10 agosto 2026
12 min di lettura
Come costruire una cultura dell’IA inclusiva e multigenerazionale
L’IA e il nuovo imperativo di una leadership inclusiva
Riflettendo un po' sul mondo "pre-IA"
La nostalgia pre-IA
I cinque passi per una cultura IA più inclusiva
Le domande che ogni leader dovrebbe porsi nell’introduzione dell’IA

Guida l’IA con sicurezza

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Le differenze generazionali stanno influenzando il coinvolgimento nell’IA sul lavoro: scopri come creare una cultura inclusiva, in cui i knowledge worker si sentano sicuri, valorizzati e in controllo del proprio lavoro.

L’IA e il nuovo imperativo di una leadership inclusiva

I lavoratori stanno vivendo in prima persona l’integrazione dell’IA nel luogo di lavoro. Tuttavia, i dati mostrano che l’utilizzo dell’IA ha effetti diversi da persona a persona, con modalità di adozione e coinvolgimento differenti all’interno delle organizzazioni.
Dai nativi digitali della Gen Z ai pionieri tecnologici della Gen X, la ricerca evidenzia chiare differenze generazionali nelle opinioni sull’adozione, sull’uso e sulle aspettative legate all’IA.
  • Il report The State of Organizations 2026 di McKinsey ha rilevato che la Gen Z è più propensa dei Millennials a credere che l’IA possa potenziare le capacità umane e integrare le proprie competenze. Molti adottano una mentalità del tipo: «Se non puoi batterla, usala»;
  • La Gen Z and Millennial Survey 2026 di Deloitte ha rilevato che il 74% degli appartenenti a queste generazioni utilizza l’IA nel lavoro quotidiano. Tendono a considerarla un acceleratore, non una minaccia;
  • La Global Workforce Hopes & Fears Survey 2025 di PwC ha rilevato che circa la metà dei lavoratori della Gen Z ritiene di avere il controllo sull’impatto della tecnologia nel proprio ruolo, rispetto ad appena il 21% della Gen X. Inoltre, si dimostrano più entusiasti dei colleghi più senior riguardo all’impatto che l’AI avrà sulla loro carriera.
Gestire efficacemente queste differenze e bilanciare prospettive ed esigenze dei nativi digitali a inizio carriera con quelle dei professionisti più esperti nell’adozione del digitale è fondamentale per massimizzare il ritorno sugli investimenti nelle tecnologie di IA.
Per costruire un’organizzazione allineata, i leader devono comprendere in che modo l’età e l’esperienza possano influenzare l’adozione quotidiana degli strumenti di IA, il livello di familiarità con il loro utilizzo e le aspettative di carriera a lungo termine.
In Adaptavist abbiamo condotto una nostra ricerca che evidenzia chiare differenze nell’esperienza dei lavoratori con l’IA. Il report di ricerca 2025 di The Adaptavist Group, Digital Etiquette: Unlocking the AI Gates, ha rilevato che:
  • Il 44% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene che l’IA rischi di sostituire posti di lavoro, rispetto a solo il 16% dei lavoratori di età pari o superiore a 65 anni
  • Solo il 49% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene di poter utilizzare apertamente l’AI sul lavoro senza timore di ripercussioni negative, rispetto all’81% degli over 65
Nel nostro report recente “ Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA” (in inglese) emerge una visione articolata, e spesso paradossale, del rapporto con l’IA sul lavoro: da un’adozione diffusa e una maggiore efficienza, fino alla fatica e a una crescente sensazione di distacco dal significato del proprio lavoro, quando l’IA non è stata integrata in modo adeguato. Le risposte variano inoltre in modo significativo tra le diverse generazioni.

Riflettendo un po' sul mondo "pre-IA"

Sono passati tre anni dall’arrivo degli strumenti di IA generativa nel mondo del lavoro. Presto sarà difficile immaginare il lavoro senza di essi. Eppure, secondo i nostri dati, una percentuale significativa di lavoratori (65%) guarda con nostalgia al periodo precedente all’adozione diffusa dell’IA. Gli intervistati ci hanno raccontato di provare regolarmente nostalgia per il modo in cui si lavorava prima della diffusione dell’intelligenza artificiale.
Forse sorprendentemente, è la Gen Z a percepirlo maggiormente: il 42% preferisce il mondo del lavoro pre-IA, rispetto al solo 26% della Gen X. Questo dato mette in discussione l’idea diffusa che tutti i dipendenti nativi digitali si sentano più a proprio agio e abbiano un atteggiamento più positivo verso modalità di lavoro guidate dall’IA.
I ruoli entry-level e le posizioni a inizio carriera, che tradizionalmente richiedono maggiore supervisione e formazione, svolgono una funzione preziosa in ogni organizzazione. Consentono di sviluppare competenze essenziali come il controllo qualità, la gestione del tempo e dei progetti e il lavoro di squadra: questi professionisti rappresentano il futuro delle organizzazioni nell’era dell’IA.
Le organizzazioni hanno la responsabilità di adattare i propri percorsi formativi per prepararsi all’impatto che l’IA potrebbe avere sui ruoli entry-level. I professionisti che utilizzano l’IA avranno l’opportunità di modellare l’intera carriera insieme a queste tecnologie: per questo è fondamentale che i datori di lavoro supportino adeguatamente chi è all’inizio del proprio percorso professionale.
Amy Summerfield
Iniziare la mia carriera proprio mentre gli strumenti di IA entravano a far parte del lavoro quotidiano ha fatto sì che non dovessi affrontare un vero periodo di adattamento. Non ho mai conosciuto il lavoro senza l’IA, quindi usarla mi è sembrato naturale fin dal primo giorno.

Se mai, mi ha dato un vantaggio, perché non ho vecchie abitudini da abbandonare. Ho imparato rapidamente a usare nuovi strumenti e nuovi modi di lavorare. Ma una parte di me si preoccupa per le implicazioni nel lungo periodo, soprattutto per ruoli a inizio carriera come il mio. Guardando al futuro, immagino che l’AI continuerà a influenzare il mio modo di lavorare, anziché sostituire ciò che faccio; ma mentirei se dicessi di non avvertire alcuna incertezza.
Amy Summerfield
Tirocinante Associate Consultant, Adaptavist
Tuttavia, questo nuovo supporto per un’adozione inclusiva dell’IA non dovrebbe essere riservato esclusivamente ai neolaureati o a chi ha meno esperienza. Dovrebbe estendersi anche a chi rientra al lavoro dopo il congedo di maternità o una lunga pausa professionale, a chi desidera cambiare ruolo senza avere lo stesso livello di esperienza dei professionisti a metà carriera in quelle stesse posizioni e ai lavoratori più esperti che temono di essere sostituiti.
La chiave per capire dove supportare i lavoratori è aiutarli a comprendere e sperimentare l’evoluzione dei loro ruoli, nonché il valore che possono continuare ad apportare alle organizzazioni lavorando insieme all’IA.

Perché i lavoratori stanno sperimentando la cosiddetta nostalgia pre-IA?

I lavoratori non stanno rifiutando l’IA, anzi, sta accadendo l’opposto: le persone si stanno adattando al cambiamento, con il 74% dei lavoratori che sta acquisendo attivamente nuove competenze e il 67% che vorrebbe che la propria organizzazione aumentasse l’utilizzo dell’IA.
Perché, allora, i nostri dati hanno evidenziato questo paradosso? Alla base della nostalgia per il periodo pre-IA c’è la percezione di una perdita di creatività. Pur utilizzando l’IA, le persone sentono che qualcosa di umano e significativo potrebbe andare perduto.
Ma, dato che una percentuale così alta della Gen Z afferma di preferire il periodo precedente all’IA (pur trattandosi di una generazione che ha sempre utilizzato internet e strumenti digitali sul lavoro) non è la mancanza di competenze tecniche a guidare questo sentimento. Come afferma Kevin Nanney, CPO di Tempo Software, nel nostro report:
"Il problema non è la capacità o la familiarità con la tecnologia, ma il significato. Se anche le persone più a proprio agio con la tecnologia sentono che qualcosa va perso, i leader devono chiedersi di cosa si tratti e se l’introduzione dell’IA stia, silenziosamente, eliminando proprio quell’elemento. Il problema non sono gli strumenti, ma il modo in cui li stiamo implementando."
I professionisti più esperti, a metà carriera, con abitudini lavorative più consolidate, possono essere più resilienti ai cambiamenti nei loro ruoli introdotti dall’evoluzione dell’IA. Grazie all’esperienza maturata, hanno già imparato ad adattarsi e possono fare leva su anni di lavoro per affinare le proprie competenze, integrando l’AI per migliorare risultati e apprendimento. A percepire maggiormente che manca qualcosa sono invece i lavoratori a cui l’IA è stata imposta senza un adeguato supporto.
Quando i lavoratori ricevono il giusto supporto, la nostalgia per il periodo pre-IA può essere ridotta, rendendo chiari i benefici presenti e futuri delle tecnologie potenziate dall’IA. Sebbene possa emergere il timore di essere sostituiti, i dati economici non supportano l’idea che i professionisti con carriere consolidate vengano direttamente rimpiazzati dall’IA o dagli strumenti di programmazione. Stiamo vivendo una rivoluzione dell’IA nel mondo del lavoro, non una sua presa di controllo.
Ben Boswell, Global Head of Sales, Adaptavist
Per ogni iniziativa, chiediti: integrare l’AI aiuta le persone a svolgere un lavoro più significativo oppure glielo sottrae?
Ben Boswell
Global Head of Sales, Adaptavist

I cinque passi che possono aiutarti a costruire una cultura IA più inclusiva

Il futuro dell’IA dipenderà da come le organizzazioni sapranno costruire culture inclusive e investire in formazione, supporto tecnico e risorse, affinché tutti possano sentirsi sicuri, soddisfatti, competenti e in controllo del proprio lavoro, indipendentemente dal livello di esperienza.
Le organizzazioni che avranno successo nell’era dell’IA daranno priorità agli investimenti nella formazione e aiuteranno i team a comprendere concretamente come l’IA possa potenziare, anziché eliminare, i loro ruoli. Ancora più importante, indirizzeranno gli investimenti in IA dove sono realmente necessari, per supportare le persone nel lavoro quotidiano.
Ecco alcuni passi per progettare una cultura dell’IA a cui le persone desiderano partecipare:

1. Metti le persone al centro delle decisioni

Non definire il successo in base al numero di strumenti di IA implementati, né soltanto ai tassi di utilizzo. Chiediti piuttosto quale sarebbe un’esperienza davvero positiva per le tue persone: meno attività amministrative, accesso più rapido alle informazioni o più tempo per pensare in modo creativo.
L’IA dovrebbe eliminare gli attriti, non sottrarre valore o significato al lavoro. Mantenere le persone soddisfatte e coinvolte è fondamentale.

2. Coinvolgi i tuoi collaboratori in iniziative IA

Le persone sono più propense ad accogliere il cambiamento quando contribuiscono a definirlo. Anziché imporre l’IA, coinvolgile nell’identificare dove può creare valore nei loro ruoli e in quali ambiti l’intervento umano rimane essenziale. Questo approccio di co-progettazione rafforza la fiducia e fa emergere potenziali criticità prima che si trasformino in resistenze all’IA.

3. Proteggi la creatività e il contributo umano

L’efficienza non è l’unico aspetto che conta: è importante preservare spazi per il giudizio umano, il pensiero creativo, la risoluzione dei problemi, la costruzione di relazioni e la crescita personale. In questo modo, le persone possono vedere come il proprio ruolo diventi più prezioso con l’IA, non meno.

4. Costruisci fiducia, non solo competenze

Insegnare alle persone a usare gli strumenti di IA è importante, ma la formazione deve andare oltre: i dipendenti devono imparare quando e come mettere in discussione l’IA e come collaborare con essa in modo efficace. Dal pensiero critico all’uso responsabile, c’è molto di più da insegnare oltre a come scrivere buoni prompt.

5. Crea feedback loop e ascolta in maniera costante

La transizione verso il lavoro con l’IA non è un passaggio binario, ma un percorso graduale, mentre le aziende ripensano il modo in cui formare le persone a tutti i livelli di esperienza. Gli strumenti di IA evolvono continuamente e anche la cultura dell’IA deve evolvere di conseguenza. Ciò significa verificare regolarmente come le persone vivono l’IA nella pratica, per supportare chi desidera aggiornare le proprie competenze e rendere la propria carriera più pronta per il futuro.

Pensieri finali

Le statistiche sui tassi di adozione non determineranno il successo delle organizzazioni nell’uso dell’IA: ciò che conta davvero è la capacità di creare ambienti e culture in cui le persone restino sicure, competenti e in controllo del proprio lavoro. L’IA non dovrebbe sostituire il lavoro significativo, ma rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di svolgerlo.
Mentre molti provider di soluzioni si concentrano sulla tecnologia IA in sé, Adaptavist offre consulenza su sistemi, workflow, conoscenza, governance e modalità di lavoro che determinano la capacità dell’IAdi generare risultati di business concreti. È così che aiutiamo le organizzazioni a passare dalla sperimentazione e dall’implementazione dell’IA a un’adozione sostenibile e a performance durature.

Le domande che ogni leader dovrebbe porsi nell’introduzione dell’IA

Perché è importante che i leader comprendano le differenze generazionali nel rapporto con l’IA?
Non tutti i dipendenti vivono l’introduzione e l’utilizzo l’IA allo stesso modo. La nostra ricerca evidenzia differenze nette tra Gen Z, Millennials e Gen X nel livello di familiarità con l’IA, nella frequenza di utilizzo e nelle aspettative sul suo impatto professionale. Comprendere queste differenze consente ai leader di massimizzare gli investimenti in IA, facendo sì che ogni persona si senta inclusa, valorizzata e in grado di usarla efficacemente.
La nostra ricerca mostra che il 65% dei lavoratori prova nostalgia per il modo in cui si lavorava prima dell’IA, inclusi il 42% dei knowledge worker della Gen Z. Non è un problema di competenze, ma di significato: le persone percepiscono che qualcosa di umano si stia perdendo nel loro lavoro. I leader dovrebbero chiedersi se l’introduzione dell’IA stia eliminando attività significative e assicurarsi che venga utilizzata per potenziare i ruoli, non per privarli del loro scopo.
La formazione dovrebbe andare oltre il semplice insegnamento dell’uso degli strumenti di IA: ileader devono sviluppare fiducia, pensiero critico e un utilizzo responsabile a tutti i livelli di esperienza: dai professionisti a inizio carriera e da chi rientra al lavoro, fino ai dipendenti più esperti che temono di essere sostituiti.
La salute e il successo della cultura dell’AI non dovrebbero essere misurati esclusivamente dal numero di strumenti implementati o dai tassi di utilizzo. I leader dovrebbero concentrarsi su come le persone vivono concretamente il proprio lavoro con l’IA e verificare se questa riduce davvero gli attriti, anziché sostituire le attività che contano di più o aggiungere ulteriore lavoro di verifica.

Guida l’IA con sicurezza

Scopri il vero costo della trasformazione guidata dall’IA: scarica la nostra ricerca per ottenere gli insight necessari a sfruttare l’intelligenza artificiale con sicurezza nella tua organizzazione.
Scritto da
Neal Riley
Neal Riley
AI Innovation Lead, The Adaptavist Group
Neal è stato il CIO di Adaptavist ed è un esperto in tecnologia e intelligenza artificiale. Ancora all’interno di The Adaptavist Group, Neal è confodatore e direttore generale di Salable, una piattaforma tutto in uno di monetizzazione SaaS.
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