The unavoidable connection between AI readiness and AI ROI
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Il legame imprescindibile tra la preparazione all’IA e il ritorno sull’investimento nell’IA

Attila Bernariusz
Pubblicato il 30 settembre 2026
Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2026
9 min di lettura


Attila Bernariusz
Pubblicato il 30 settembre 2026
Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2026
9 min di lettura
Definire una base di partenza della preparazione all’IA prima di aumentare gli investimenti aiuta le organizzazioni a evitare costi operativi nascosti e garantisce che le iniziative di IA generino un valore aziendale misurabile.
In questo blog abbiamo analizzato perché comprendere il livello di preparazione della propria organizzazione all’IA debba precedere l’estensione su larga scala dell’IA. Disporre di una base di riferimento chiara aiuta i leader a capire a che punto si trovano oggi, a definire uno stato obiettivo realistico e a individuare i divari che separano i due livelli.
Ma la readiness non riguarda solo il capire se si è pronti ad adottare l’IA e quali siano i passi successivi da compiere. Può determinare se l’investimento genererà davvero valore.
Ma la readiness non riguarda solo il capire se si è pronti ad adottare l’IA e quali siano i passi successivi da compiere. Può determinare se l’investimento genererà davvero valore.
Il ROI dell’IA dipende da molto più del costo di una piattaforma o dei guadagni di produttività promessi da un nuovo strumento. Dipende dal fatto che l’organizzazione disponga della strategia, dei processi, dei dati, della governance, della tecnologia e delle competenze umane necessarie per trasformare l’IA in risultati aziendali concreti.
Qui analizziamo come la preparazione all’IA determini se l’investimento produce realmente risultati e come, senza questa base, costi operativi e umani nascosti possano erodere rapidamente il valore che l’IA è in grado di generare.
Qui analizziamo come la preparazione all’IA determini se l’investimento produce realmente risultati e come, senza questa base, costi operativi e umani nascosti possano erodere rapidamente il valore che l’IA è in grado di generare.
Perché il ROI dell’IA è difficile da realizzare
Il ROI dell’IA è difficile da misurare. Una delle ragioni è che le organizzazioni spesso iniziano a investire prima di aver definito una visione chiara delle proprie capacità attuali e dei propri vincoli. Senza una baseline di maturità, diventa difficile rispondere ad alcune domande fondamentali:
- Dove creerà l’IA il maggior valore per la nostra organizzazione?
- Di quali capacità disponiamo già?
- Quali lacune potrebbero impedirci di ottenere i benefici attesi?
- Per prima cosa, su cosa dovremmo investire?
- Come faremo a sapere se stiamo facendo progressi?
Senza queste risposte, gli investimenti nell’IA rischiano di essere guidati da ciò che è tecnicamente possibile, anziché da ciò che ha un reale valore strategico. Ed è un approccio tipico nelle fasi iniziali della maggior parte dei programmi di IA. Tutti si concentrano sull’adozione di nuovi modelli, sull’introduzione dell’automazione e sulla sperimentazione con gli agenti, invece di collegare le azioni agli obiettivi di business. Forse, a ragione. Spesso non sappiamo ciò che non sappiamo finché non abbiamo fatto un po’ di sperimentazione. Ma poi serve un piano per passare dalla sperimentazione alla generazione di valore.
È importante ricordare che una capacità tecnica non si traduce automaticamente in un risultato di business. Automatizzare un flusso di lavoro può sembrare un modo per ridurre il tempo dedicato a un’attività, ma se le persone devono verificare gli output dell’IA e correggerne gli errori (un po’ come farebbero con il lavoro di un collega junior) quel guadagno potrebbe non essere così significativo come si pensa; potrebbe persino tradursi in una perdita di produttività.
Una baseline offre un punto di riferimento rispetto al quale definire aspettative realistiche, stabilire le priorità di investimento e misurare se l’IA sta migliorando i risultati che contano davvero per il business.
È importante ricordare che una capacità tecnica non si traduce automaticamente in un risultato di business. Automatizzare un flusso di lavoro può sembrare un modo per ridurre il tempo dedicato a un’attività, ma se le persone devono verificare gli output dell’IA e correggerne gli errori (un po’ come farebbero con il lavoro di un collega junior) quel guadagno potrebbe non essere così significativo come si pensa; potrebbe persino tradursi in una perdita di produttività.
Una baseline offre un punto di riferimento rispetto al quale definire aspettative realistiche, stabilire le priorità di investimento e misurare se l’IA sta migliorando i risultati che contano davvero per il business.
Quali sono i rischi di non essere pronti?
Poiché la readiness non impedisce necessariamente di implementare l’IA, gli strumenti possono essere introdotti prima che i fattori organizzativi sistemici e i modi di lavorare che li circondano siano in grado di trarne beneficio. I costi che ne derivano possono incidere in modo significativo sul valore complessivo generato dall’IA.
Questi possono includere:
Questi possono includere:
- Rilavorazioni: quando gli output generati dall’IA devono essere corretti o completati;
- Attività di verifica: quando i dipendenti devono dedicare tempo a controllare se gli output dell’IA siano accurati, appropriati o sicuri da utilizzare;
- Attriti nei flussi di lavoro: quando l’IA viene aggiunta a processi che non sono stati progettati per integrarla;
- Rischi di governance: quando le organizzazioni non dispongono di policy chiare, responsabilità definite e controlli adeguati per l’uso dell’IA;
- Incertezza tra i dipendenti e incoerenza nell’utilizzo: quando le persone non hanno chiarezza su come, quando o perché dovrebbero usare l’IA;
- Costi duplicati: quando più team sviluppano in modo indipendente casi d’uso simili;
- Mancanza di una metodologia chiara per stabilire le priorità dei casi d’uso di business tra i diversi team;
- Assenza di un meccanismo chiaro per stabilire quali casi d’uso richiedano automazioni di IA agentica rispetto all’automazione tradizionale;
- Assenza di un meccanismo chiaro per formulare un’ipotesi, definire una dichiarazione dei benefici e una metodologia per misurare se i casi d’uso mantengano davvero le promesse fatte.
Molti dei punti sopra elencati corrispondono a domande che un team di ingegneria si porrebbe per qualsiasi software sviluppato all’interno di un normale ciclo di vita del prodotto. Creare valore con l’IA non è diverso: dovremmo continuare a porci le stesse domande. L’uso dell’IA non consente di aggirare questi interrogativi cruciali per il business. Questi costi non compaiono necessariamente nel business case dell’investimento, ma possono determinare se un’iniziativa di IA generi un reale aumento di produttività o si limiti semplicemente a spostare il lavoro altrove.
La nostra ricerca su “Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA” mette in evidenza proprio questo aspetto. Molte organizzazioni danno per scontato che l’IA faccia risparmiare tempo in modo automatico, ma la nostra ricerca suggerisce il contrario. In particolare, ha rilevato che:
La nostra ricerca su “Comprendere il costo umano della trasformazione guidata dall’IA” mette in evidenza proprio questo aspetto. Molte organizzazioni danno per scontato che l’IA faccia risparmiare tempo in modo automatico, ma la nostra ricerca suggerisce il contrario. In particolare, ha rilevato che:
- Il 42% delle persone dedica più tempo a verificare gli output dell’IA di quanto ne risparmi utilizzandola
- Il 52% corregge regolarmente lavori generati dall’IA da parte dei colleghi
- Il 55% ritiene che output di scarsa qualità prodotti dall’IA riducano l’efficienza del team
L’IA può redistribuire lo sforzo dall’esecuzione alla verifica, creando un onere operativo e psicologico nascosto (ciò che definiamo “verification tax”) quando l’adozione non è progettata intorno al modo in cui le persone lavorano davvero. E questo ha un impatto diretto sul ROI.
Come ottenere il massimo valore dal tuo investimento nell’IA
Invece di frenare l’adozione dell’IA finché ogni funzionalità non sarà perfetta, individua gli ambiti in cui il livello di preparazione è davvero decisivo e colma le lacune che potrebbero compromettere il valore che vuoi generare.
La tecnologia IA diventa un vero abilitatore quando è supportata da formazione, processi e cultura organizzativa adeguati. Significa aiutare le persone a capire come integrarla nel proprio lavoro, quando possono fidarsi dei suoi risultati, quando devono verificarli e come restare responsabili degli esiti.
Una ricerca dell’iniziativa NANDA del MIT ha rilevato che il 95% delle organizzazioni non ottiene alcun ritorno dai propri investimenti nell’IA generativa, nonostante gli ingenti stanziamenti e la diffusione della sperimentazione.
Il motivo è che molte organizzazioni si affrettano a implementare l’IA mentre numerosi dipendenti stanno ancora affrontando le difficoltà umane lasciate dalle precedenti ondate di trasformazione digitale. La nostra ricerca dimostra che, sebbene l’IA sia stata pensata per semplificare il lavoro, in alcuni casi sta generando stress, sovraccarico informativo, continui cambi di contesto e una crescente sensazione di distacco dal significato del proprio lavoro.
Se l’IA viene introdotta nell’ambito di un cambiamento pianificato di flussi di lavoro, ruoli, competenze e modalità operative, ha molte più probabilità di ridurre le inefficienze e generare valore concreto.
Il motivo è che molte organizzazioni si affrettano a implementare l’IA mentre numerosi dipendenti stanno ancora affrontando le difficoltà umane lasciate dalle precedenti ondate di trasformazione digitale. La nostra ricerca dimostra che, sebbene l’IA sia stata pensata per semplificare il lavoro, in alcuni casi sta generando stress, sovraccarico informativo, continui cambi di contesto e una crescente sensazione di distacco dal significato del proprio lavoro.
Se l’IA viene introdotta nell’ambito di un cambiamento pianificato di flussi di lavoro, ruoli, competenze e modalità operative, ha molte più probabilità di ridurre le inefficienze e generare valore concreto.
Per questo crediamo che un migliore ROI dell’IA parta da una comprensione più chiara del livello di maturità attuale, da una valutazione onesta dei vincoli che potrebbero limitarne il valore e da un piano mirato per colmare intenzionalmente le lacune più rilevanti. Il tutto facendo leva su un approccio collaudato di change management organizzativo per l’IA, in sinergia con un programma strategico di IA coerente e integrato, proprio come avviene in qualsiasi altro grande programma di trasformazione digitale.
Parti dalla preparazione, non dagli obiettivi di ROI
Una base di riferimento sulla readiness offre il contesto necessario per prendere decisioni migliori e un parametro con cui misurare i progressi. Anziché chiedersi se l’IA venga adottata, l’organizzazione può valutare se le capacità di cui ha bisogno stanno migliorando e se questo miglioramento sta portando ai risultati desiderati.
Valutazione AI Readiness
Prima di ampliare gli investimenti o fissare obiettivi ambiziosi di ROI, la nostra Valutazione AI Readiness ti aiuta a definire il tuo attuale livello di preparazione, individuare le lacune che potrebbero compromettere il successo dell’IA e tracciare un percorso più chiaro verso il livello di maturità di cui hai bisogno.
FAQs
Che cos'è la "tassa di verifica" e che impatto ha sul ROI IA?
La tassa della verifica indica i costi operativi e psicologici nascosti (come il tempo dedicato a verificare i risultati generati dall’IA, correggere il lavoro prodotto dall’IA dai colleghi e gestire lo stress dei dipendenti) che possono erodere i guadagni di produttività e il ROI attesi.
Come possono le organizzazioni passare dalla sperimentazione dell’IA alla creazione di valore concreto?
Le organizzazioni possono compiere questa transizione valutando il proprio livello di maturità attuale, individuando i vincoli, colmando in modo mirato le lacune critiche e introducendo l’IA nell’ambito di un cambiamento pianificato di flussi di lavoro, ruoli, competenze e modalità operative.
Scritto da

Senior Strategic Advisor
Attila è un consulente strategico senior in Adaptavist, specializzato in strategie di adozione dell’AI, workflow agentici e portfolio management. Con un background da fondatore d’impresa, collega la strategia executive all’esecuzione dei team per progettare soluzioni che funzionano come sistemi coerenti.